
© MARCO CRIPPA 2026
UNA STORIA DI MILANO
Marco Crippa nasce a Milano nel 1936. La famiglia abita in una casa di ringhiera nel cuore del quartiere Isola. Rimasto presto orfano di madre, dell’infanzia ricorda le madri degli altri che si passavano i vestiti usati e le minestre dai ballatoi, e l’estate del ’43 quando, con i fratelli in piedi sul vecchio ponte della Sorgente, guardava le bombe cadere su Milano.
La sera suo padre mette i bambini attorno al tavolo e li fa disegnare. Da questa semplice abitudine nascerà la sua grande passione per l’arte. Diventato ragazzo frequenta le serali all’Accademia di Brera dove i suoi maestri sono anziani paesaggisti da cui si lascia ispirare pur restando autodidatta.
A vent’anni fugge a Parigi e ne rientra con l’unica professione di una vita: “Dipingerò in strada nella città dove sono nato.”
Negli anni ’60 affitta un piccolo studio in via Paracelso da cui muove i primi passi nella zona che resterà per sempre nel suo cuore: Porta Venezia. Negli anni degli esordi partecipa a decine di esposizioni e a numerosi concorsi di pittura con quel suo stile inconfondibile che presto farà di lui un personaggio riconosciuto e amato da estimatori d’arte e dalla gente della strada.
Nel 1989 il Comune di Milano gli apre le porte del Museo di Milano (oggi Palazzo Morando): “Milano e le piazza lombarde” è l’esposizione che celebra i suoi primi trent’anni di attività.
Per oltre cinquant’anni Marco Crippa ha realizzato opere a olio su tela portando sulla strada gli attrezzi del suo mestiere: il cavalletto da pittore, una tela bianca e la sua tavolozza. Milano è la sua indiscussa modella seppure rimanga innamorato di Parigi e di Venezia, città dove si è sempre sentito a casa ed è tornato a misurarsi costantemente.
Tutta la sua opera è frutto di una personalità originale, generosa e impulsiva che si è alimentata con l’energia di Milano e con l’osservazione dei grandi Maestri del passato, senza cercare una collocazione nelle avanguardie artistiche dei suoi contemporanei. Oggi è considerato l’ultimo pittore “en plein air” di Milano. E' mancato alla fine del 2025: negli ultimi tempi dipingeva fiori, fiori e ancora fiori, trasformando le difficoltà della sua malattia in un giardino.